Maya

La storia di Joy: amore e perdita di un Husky

Mi chiamo Silvia e fin da piccola ho sempre sognato di avere un cane. Purtroppo la fobia di mia mamma mi ha sempre impedito di concretizzare finché non sono andata a vivere da sola. Era l’Agosto del 2014 quando finalmente il sogno si è realizzato con l’arrivo del piccolo Joy. Joy era un meraviglioso cucciolo di Siberian Husky bianco e grigio con gli occhi scuri ed una mascherina che disegnava dei simpatici occhialini, per non parlare delle macchie scure sul pancino rosa.

Momenti indimenticabili

Joy era un cucciolo molto dolce (come tutti i cuccioli, direte voi, e probabilmente è così, ma come per tutto siamo un po’ di parte quando si parla dei nostri cani). Alla sera per addormentarsi aveva bisogno di una mia maglia, ci appoggiava su la testolina, sospirava e si addormentava fino al mattino. Ricordo che si divertiva un sacco a giocare a nascondino, che in passeggiata era bravissimo e con gli altri cani che incontrava per strada era molto socievole e desideroso di giocare, senza badare alla taglia o al genere.

Ricordo che una volta, sul Facsal, stavamo passeggiando con lui ed abbiamo incontrato una mia collega dell’epoca. Sedutasi vicino a me ad aspettare, mi disse: “Ti ama proprio!”, ed io non la ringrazierò mai abbastanza per questo. In quel momento non ho più visto solo quanto fosse bravo, ma ho visto lo sguardo nei suoi occhi, ed era vero. Mi amava proprio, si vedeva.

La tragedia

Ho chiara nei ricordi la passeggiata di ritorno verso casa. Ricordo l’aggressione da parte dell’altro cane: un maschio di 8 anni, che ha ucciso un cucciolo di 3 mesi e mezzo. Ricordo ogni momento degli ultimi istanti di vita del mio primo cane, la lotta per cercare di salvarlo senza riuscirci.

Il dolore e la colpa

Ricordo la notte insonne a piangere, il giorno dopo in cui non avevo neanche la forza di alzarmi dal letto. Per il primo mese mi sembrava di impazzire, quando giorno dopo giorno mi colpevolizzavo di quello che era successo, di non essermi comportata nel modo giusto. Giorni in cui pensavo di non meritarmi un cane, che non avrei mai più voluto un cane. Giorni in cui non sapevo più cosa fare, perché in casa vedevo lui e non riuscivo a starci, ma che senso aveva uscire a fare due passi senza di lui? Ne parlò anche Valeria Rossi qui.

La rinascita con Maya

Poi è arrivata Maya. C’è stato un momento in cui ho capito che avevo il bisogno fisico di avere accanto un cane, che non potevo arrendermi a quello che era successo e dichiararmi sconfitta. Joy non si meritava di diventare un blocco, ma doveva essere un inizio. Il sogno è sempre stato l’husky, fin da quando ricordo…. Ed husky sia, ma non grigio. Maya è stata la rinascita. Grazie all’aiuto di persone che ci hanno accompagnate nel superare un trauma che comunque rimarrà sempre lì, in uno spazio al centro del cuore. Maya è cresciuta con me, in un susseguirsi di lezioni di educazione base e di gruppo. È diventata un cane equilibrato in cui ho piena fiducia e che mi è stata accanto. Da buon leader di una muta di cani da slitta, quando la nebbia mi impediva di vedere mi ha riportata alla luce.

L’eredità di Joy

Negli ultimi anni abbiamo iniziato ad arricchire la nostra quotidianità con lo sport, a divertirci insieme con nuove avventure… ma questa è un’altra storia.

Ecco, questo è l’origine di FullOfJoy. Da questo deriva il desiderio di non rendere vano il quello che è successo a me e Joy, non solo per noi, ma per chiunque decida di rivolgersi a noi. Lezioni di gruppo, classi di comunicazione, e tante altre attività nascono da questo. Superfluo dire che in tutto quello che sono e che faccio c’è un po’ dell’amore eterno per il mio primo cane.

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