In tutte le nostre attività cinofile utilizziamo il metodo del rinforzo positivo. Questo significa che si predilige premiare il comportamento corretto, piuttosto che punirne il comportamento scorretto. Un esempio: premiamo con un premietto o con un gioco il cane quando non tira al guinzaglio piuttosto che punirlo con uno strattone quando tira.
Nel corso della nostra attività di addestramento cinofilo abbiamo avuto infinite occasioni per mettere alla prova con successo questo metodo, non riferendoci solo all’educazione di base. Formiamo infatti cani che gareggiano in attività di ricerca persone, in mondioring e altre attività di utilità e difesa, in obedience e in numerosi altri sport. Se la nostra esperienza ampia ma pur sempre personale non dovesse bastare, ci sono numerosi studi scientifici che testimoniano che questo approccio generi migliori risultati, e lasciamo qui un approfondimento in merito.
Consideriamo fondamentale la lettura del cane: non è possibile lavorare efficacemente senza una corretta comprensione di quello che il cane comunica. L’addestramento è soprattutto comunicazione, e come tale va inteso.
Spesso questo approccio viene definito erroneamente “gentilista”. In realtà i nostri cani sono perfettamente addestrati e sotto controllo. Lo stress e le ricompense sono parte integrante di ogni tipo di allenamento anche umano, e quindi a volte si usa anche la frustrazione per ottenere un determinato risultato, sempre nell’ottica di un benessere maggiore o dell’acquisizione di nuove e migliori competenze. Proprio in virtù di questo non escludiamo nessun tipo di cane, dal piccolo meticcio da grembo al più vivace e “tosto” molosso, passando per i pastori da utilità e difesa.
Ci poniamo in pieno contrasto con l’idea che il cane debba essere lasciato completamente a sé stesso, dato che in una realtà come quella in cui viviamo è impensabile lasciare che i cani non abbiano una completa ed accurata obbedienza e socializzazione.
Riassumendo, pensiamo che i cani debbano avere regole. Semplicemente ci impegniamo nel far sì che queste regole vengano accettate dal cane come piacevoli e senza usare dolore o paura per farle imparare al cane.
Non ci poniamo al di sopra del cane come spesso capita negli approcci classici in cui il cane è un sottoposto da dominare, nè al di sotto di esso, lasciando che sia il cane a decidere cosa fare, quando e con che modalità.
Noi ci poniamo al fianco del cane, stabilendo un rapporto paritario, fatto di collaborazione e di comunicazione, di comprensione e di fiducia.

